Diogene

 

A World Without Us

 
Non è difficile immaginare un mondo privo di agitazione, di traffico, di sciocco moto verso un posto differente dal proprio. A volte, mentre mi tocca di attraversare alcuni nodi chiave di questo imperturbabile e rigido flusso, mi trovo in una specie di sospensione, certo notevole proprio perchè insolita, improbabile. I turisti hanno questo che li rende riconoscibili: non arrivano mai, nemmeno quando tornano a casa.

Meno facile è visualizzare i luoghi in cui l’attività umana è completamente parte del paesaggio, quelli in cui i partecipanti non sono in transito, ma a casa loro. La differenza tra gli umani è tutta tesa tra la padronanza e la mancata appartenenza al paesaggio. Ciò che rende gli umani vulnerabili, inefficienti, inutili, è lo sradicamento. Molti di noi usano l’energia propria di cui sono dotati per colmare questa mancanza di connessione, ma pochissimi possono farlo a lungo.

 

Nella città più grandi, note ed amate del vecchio e del nuovo mondo, si trovano aree in cui la connessione è visibile. Anche un piccolo gruppo di blocchi urbani può somigliare ad un villaggio, con le competenze distribuite, un economia plausibile. Spesso sono i nuovi arrivati, gruppi connessi da una lingua speciale, da una speciale visione, ad avere una maggiore capacità di connettersi. Altre volte la connessione sembra quella di un gruppo di perseguitati.

 

Ma considerare le vere forze che regolano le esistenze del pianeta, aldiqua del desiderio umano, può essere impressionante. Capita quando la presenza umana è debole, quando la rete impositiva della mentalità umana non è stata stesa, quando le risorse locali sembrano irrisorie. Gli spazi bianchi, sulle carte geografiche, sono i luoghi in cui si intravede la struttura naturale che potrebbe spazzarci in un minuto, cancellando memorie che sembrano eterne.

Head in the Clouds

 

Comprendere è sempre possibile. Il processo di accettazione di un principio, di un’affermazione, di un atto è sempre praticabile, possiamo porci correttamente di fronte ad ogni evento data la giusta qualità di attenzione e di rilassamento. Un processo corretto si compone sempre di questa alternanza di tensione e di rilascio, dove si realizzano insieme necessità e sufficienza.

 

Sapere è semplice, perciò molto difficile. La visione istantanea che ci ammette al cospetto dello stato cosmico degli eventi non ha una vera e propria durata nel tempo, che misurata da un orologio potrebbe essere di una frazione di minuto secondo. Nondimeno essa può essere intera, completa, definitiva, ed è possibile per noi stabilizzarla nella percezione al fine di renderla abitabile, meditabile, comunicabile perfino.

 

Capire è molto, molto più difficile. Razionalizzare in termini logici, scientifici cioè dimostrabili per via di esempio è un modo acessibile ai soli Santi. I Profeti hanno saputo dirlo, perciò la loro parola ci è di profondo aiuto e conforto, ma capire? Ogni espressione troppo specifica ed esplicita ha un che di impoverito, di misero di fronte all’esperienza diretta, che è possibile solo per via parabolica, metaforica, poetica.

 

C’è qualcosa di poetico ed immaginario che possiamo accettare senza capire, come il nutrimento di nostra madre, la morte di nostro padre, la nascita dei nostri figli. L’evidenza scientifica è affascinante e utilissima, la ripetibilità di un atto fisico o chimico contiene anche tutta la magia dell’azione artificiale umana, perfezionata nell’intelligenza e nell’esperienza. Ma il rispetto per ciò che è fuori dalla nostra esperienza è ancora necessario.

 

Here is What …

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L’autentica qualità della nostra vita è apparente nel mondo in cui trattiamo il nostro tempo, i soldi, il sesso. Quando siamo esposti con la nostra faccia ogni tentativo di mentire è destinato al fallimento, incluso il tentativo di nascondersi. Mentire implica sempre un’assenza, una mancata completezza di disposizione, un impostura.

L’impostore accorto deve aver cura di evitare questi argomenti, di glissare, di non farcisi trascinare. Ogni persona dotata di bon ton lo sa benissimo. Le buone maniere consistono essenzialmente di occuparsi solo di questioni poco rilevanti, di cui si possa amabilmente conversare in una cena importante.

Il nostro savoir faire è frivolo per definizione.

 

Nella comunicazione il bon ton è essenziale. Si tratta di mercato, non c’è da scherzare, lo scambio che è necessario per un florido vivere sociale deve prescindere da questi tre modi di intendere e volere, essi vanno considerati di cattivo gusto, inappropriati.

Una comunicazione presentabile è inoffensiva, cortese per definizione.

 

Per dire, scrivere, rappresentare la verità è necessaria una sorta di iperrealismo. Io preferisco la parabola alla metafora, ma ci sono molte altre possibilità da esplorare. Non ho più tempo per l’esercizio delle buone maniere, per la seduzione bottegaia, per l’incantesimo del meretricio.

Sono qui per contemplare una verità surrealista, per precisarne la vaghezza.

 

 

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Di fronte alla letteratura, voglio dire davanti a qualunque oggetto scritto, siamo in soggezzione. Tutti noi aspiriamo ad una certa intensità di vita che ci possa rappresentare, ameremmo incarnare un archetipo. Un personaggio che vada oltre le miserie e le viltà della vita quotidiana che ci circonda, sarebbe il nostro ideale. Non sempre nella letteratura che abbiamo a disposizione, sui nostri scaffali, troviamo questo ideale di intensità.

 

Probabilmente non siamo stati ben educati alle nostre responsabilità di lettori.

Tale e tanta era l’attenzione dei nostri insegnanti perchè imparassimo a leggere, in un modo qualunque, che hanno trascurato la qualità essenziale. Un lettore deve entrare nell’azione, avventurosa e densa di brividi, con il suo cuore e la sua mente, ma anche con il suo corpo, senza tensioni e sprechi, con una cura degna della vita umana.

 

Nella musica la responsabilità dell’uditore, che deve assumere un’attenzione speciale e diventare un ascoltatore, è nota. Una volta emancipati dall’orrido sistema gerarchico marziale dell’orchestra in file condotta dal direttore-generale, che deve intrattenere un pubblico beota cui deve sempre essere riportata la tonalità ed il tempo, entriamo in un flusso cocreativo,

che senza di noi non avrebbe corpo.

 

Nella letteratura che emerge dall’erotica relazione di scrittore e lettore, ogni lettera infatti attende una risposta, nuovi mondi prendono forma, consistenza, fuoco.

La buona letteratura costruisce ponti verso universi che cambiano, lettori e scrittori di qualità raccolgono materiali, li trans-formano, li uniscono sul ponte che emerge mentre lo attraversano. Dietro ogni porta ce n’è un’altra, in un edificio ancora tutto da realizzare. Ogni porta conduce in un luogo mai veduto prima, popolato da tutti coloro che ci corrispondono.

 

 

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Muoversi, uscire dallo spazio che la storia ha incurvato sopra di noi,

non può che essere sano.

La nuova dimensione che si raccoglie intorno a noi, quando usciamo dall’ambiente familiare, introduce nella nostra percezione una certa inusualità che la sposta alterandola, ad offrirci una alternativa.

Spesso questo basta ad arricchirci, in sè, e per quanto possa essere faticoso, è una delle cose di cui abbiamo più bisogno.

 

Introdurre uno scarto nella nostra struttura percettiva abituale è una specie di pungolo a stimolare una migliore sensazione dell’ambiente. E’ difficile sopravvalutare l’importanza delle abitudini. Allargare il campo della percezione, per quanto faticoso, permette alla nostra idea di noi stessi variabili nuove, che possono salvarci, sempre ammesso che sia questo che desideriamo. Perchè a cambiare è quello che crediamo di essere.

 

Il viaggio è sempre inedito, che non si torna due volte nello stesso posto. Probabilmente il disagio più grande deriva proprio da questa sensazione che tutto cambia senza che ce ne siamo accorti. Probabilmente il conforto che troviamo a casa deriva dal fatto che il cambiamento non viene percepito, o che lo controlliamo, o che esso sia determinato dalla nostra volontà.

Cambia proprio tutto, invece, e sarebbe bene saperlo.

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La ricreazione del mondo, del nostro mondo a parte, avviene ogni giorno. Ad ogni nuovo risveglio le nostre coordinate si riconnettono, riprendono forma le nostre associazioni, la nostra rete riappare. Il nostro contributo al mondo sta tutto nella qualità del nostro lavoro, perciò le nostre responsabilità sono molte e diverse, ad ogni istante possiamo rinforzare la costruzione, o provocarne il dissolvimento. A me pare un gioco bello e importante, al quale non rinuncerei volentieri. Ci sono però giochi diversi dal mio, nei quali non ho ruolo, nè responsabilita.

I costumi generano un sistema abituale. Se aggiungiamo la nostra presenza otteniamo un’abilità. Se all’abilità aggiungiamo la continuità insieme all’attenzione, otteniamo un nuovo stato: il mestiere. Ciò che trasforma il mestiere in un arte è un quarto elemento: la sottomissione, che questo per me significa capire. E’ la nostra capacità, la nostra competenza, oltre che l’impegno e l’attenzione, che determinano il nostro mondo, che rendono possibile la nostra continua ricreazione.

 

Certo l’arte e la letteratura procedono per allusione, non per trattazione; c’è sempre un processo in atto, una meravigliosa entelechia davanti al nostro sguardo. Visualizzare, permettere al nostro modo di immaginare il prossimo passo, è un processo magico e poetico al quale non possiamo sottrarci. La preparazione del nostro viaggio è continua, così come il nostro viaggio stesso. Non ci sono che stazioni, luoghi di transito in cui possiamo rinfrescarci, ritrovare il fuoco, la direzione, e poi questo stupendo andare, stando.

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