“Un giorno questo dolore ti sarà utile”, di Peter Cameron:“Il Giovane Holden”/revisited?

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Sta sospeso fra ironia e tragedia il fascino della storia che Peter Cameron racconta in questo suo secondo libro, proprio come era una questione d’ironia e lirismo il primo.

In “Quella sera dorata”(Adelphi 2006), la curiosa famiglia allargata che si va formando via via – con l’odiosa ma pratica fidanzata-sposa, la consolabile vedova dello scrittore morto, la sua amante pittrice, i due amanti (ex?) gay e la “bambina” – mette in scena una specie di commedia sexy sudamericana.

Qui, in questo recente ( è stato pubblicato in USA solo pochi mesi fa ) “Un giorno questo dolore ti sarà utile”, la scena è newyorkese, il clima condizionato dai climatizzatori, e dalla noia che condiziona la famiglia upper class che ne è, insieme alla Città, tutta protagonista.

James non vuole andare all’Università, sua sorella Gillian (pronunciate la G dura se volete compiacerla) non vuole sembrare immatura, mammina vive sulle nuvole, papino fra bistecche e pregiudizi, il nero seduttore è più adolescente di James… Solo Nonna e Casa in Campagna sembrano sapere quel che fanno, ma la prima è vecchia, la seconda un miraggio.

In un saggio del 2002, “L’aperto – L’uomo e l’animale”, (Bollati Boringhieri), Giorgio Agamben, muovendo da una preziosa, perturbante biblica miniatura del XIII° secolo, davvero aprenomen omen – uno squarcio di duratura memoria sulla questione dell’umanità e della animalità dell’uomo. Inseguendo, scomponendo e ri-tessendo il pensiero di anticipatori e flaneur ( da Linneo a Bataille, da Haeckel a Kojève, e soprattutto dal Barone Jakob von Uexkull a Martin Heidegger ) , il nostro fliosofo più classico ed originale mette in gioco la posta della feconda necessarietà della noia.

Ora. Del libro d’Agamben posso solo consigliare la lenta degustazione, e basta.
(Anzi no. Posso, devo dirvi almeno che ogni persona che si voglia dire consapevolemente moderna dovrebbe passar qualche giorno in compagnia delle sue ottanta pagine: la faccenda è molto meno marginale di quel che può sembrare a prima vista. Il politico e il civile, la stessa idea di come stare al mondo è indagata. E non fatevi depistare dalla nonchalance, o dall’autoironia spiazzante di GA!)

E se lo avete già letto – che ammaliante paradosso! – allora il libro di Cameron vi si potrebbe squinternar davanti come un exemplum del terzo millennio della radicale noia che ha determinato l’Umanità.

A quale dea rispondono infatti i protagonisti di “Un giorno questo dolore ti sarà utile” se non a quella dello Sbadiglio, che – come la nuvola-yddishMamme di Woody Allen – avvolge e domina, con il suo incommensurabile YAWN, l’apparantemente neversleeping, ma in realtà Bell’Addormentata New York?

John vuole l’amore eterno: e lo cerca sul web.
Mammina non vuol invecchiare: e si sposa per alimentare la propria distruttività.
Papino è un VERO uomo: e si fa un lifting.
Gillian vuole esser un’intellettuale e una vera dura: e dopo la ‘lezione’ viene usata e gettata via.

Resta la Nonna. Altra qualità del legno, direbbe la mia.
Resta James, che nel suo non fare è molto meglio orientato dei suoi coolissimi amici e parenti.

Resta soprattutto la Casa in Campagna, simbolo di un altrove-altroquando che non c’è più, SE c’è mai stato!

Ed è per questo che a me James pare un Caulfield 2000, e “Un giorno questo dolore ti sarà utile” una specie di “Il Giovane Holden”/revisited.

Intendiamoci: Cameron non è Salinger ( se riuscisse a scrivere qualcosa che assomigli per difetto ai racconti del Maestro la Letteratura mondiale avrebbe una chiave in più per aiutarci a capire la contemporaneità, e Peter dovrebbe trasferirsi su Marte per sfuggire ai media e a se stesso ).

Ma certi passi, anche lunghi, della sua prosa in questo romanzo sono eccezionali per bisturica incisione. Penso all’incubo di Washington, agli sguardi sull’Hudson, al percorso di avvicinamento alla Casa di Nonna…

E certe analogie, certi calchi, certe coincidenze… ( ah, il bassotto e la bambina, felici!!! ) , mi suggeriscono di suggerirvi una lettura incrociata e investigativa.

Ecco, l’ho fatto di nuovo: magari uno arriva qui e vuol sentirsi dire che il libro è gradevole, e se ne va (ammesso sia arrivato fin qua) con due sole chiare idee in testa. Primo: è una pizza. Secondo: col fischio che lo compro.

No, amici miei e della bella flottante El-Bet: il libro è (anche) gradevole.

Ed è questa sua anfibità, fra gradevolezza e profondità, che me lo fa consigliare sia ai superficiali (che siano benedetti), sia ai maniacali.

Ah: portatevi dietro un sacchetto di autoironia, sulla panchina o la sdraio dove lo leggerete.
Vi potrebbe essere di grande aiuto, a partire dal titolo…

Bao Bao!

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