Pino Roveredo, Francesca Ietri e il Signor Bao.

Questo articolo è stato pubblicato sul giornale di strada -e di cuore e di testa- KONRAD, in distribuzione gratuita nel Friuli Venezia Giulia. Nel numero di luglio agosto ci sono anche cose davvero importanti, però….

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Ricordo ancora bene la scena, ero appena rientrato a casa. Sul tavolo dove lasciamo le chiavi e gli spiccioli trovo una busta bianca, il mio nomecognomeindirizzo a stampatello, nera penna a sfera, con sbaffi. La curiosità, suppongo, mi invita a aprirla subito. “Caro e gentile signor Fiandra…” Quando smisi di rileggere – per la terza o quarta volta di seguito – quelle quattro facciate fitte: solo allora mi resi conto che ero seduto in poltrona con l’impermeabile bagnato ancora addosso.

Il mio primo incontro con Pino Roveredo è stato tramite la sua scrittura. Quando, quella stessa sera, rientrò Cristiana e mi chiese perché avevo quella faccia stralunata, le risposi che avevo ricevuto una lettera da uno scrittore. “Lo conosco? Cosa ha scritto?” – fa lei. “No – le rispondo – , ma se ha scritto qualcosa come ha scritto questa…” Era il 1992. Non ero ancora l’editore della LINT. Quando, pochi giorni dopo, conobbi Pino di persona (un intero pomeriggio al Caffè, per me indimenticabile) , fu dunque il mio secondo incontro con lui.

Nel 1994 un racconto di Pino Roveredo viene pubblicato nella antologia “Tra le rughe” (LINT) : gli altri scrittori erano tutti più noti di lui. Oggi, solo tre di loro lo sono ancora. Nell’estate del 1995, su segnalazione della giornalista e scrittrice Gabriella Ziani, la terza pagina del PICCOLO, curata da Roberto Curci, pubblica a tutta pagina il racconto “Mandami a dire”. Trieste incomincia a conoscere la lingua parlata di un nuovo scrittore, forse il primo a dare voce alla città non borghese, ma a quella popolare. Il giorno del suo compleanno del 1996 esce “Capriole in salita”. Poi i racconti, i testi teatrali, i romanzi… Fino a quando, alla casa editrice Bompiani, la signora Elisabetta Sgarbi scopre il talento letterario e le qualità umane di Pino Roveredo. Escono con altro titolo – “MANDAMI A DIRE” – i racconti in gran parte già pubblicati in “Una risata piena di finestre”. Successo, recensioni ammirate, classifica dei libri più venduti. Settembre 2005: il Premio Campiello va, ex aequo, ad Antonio Scurati e Pino Roveredo. Segue, nel 2006, l’edizione Bompiani di “Capriole in Salita” e infine, un mese fa, “CARACREATURA”, salutato da commenti e prenotazioni in libreria degne di un autore da cui ci si attendono prove di sicura qualità e successo.

****

Fine estate 2002, finisco di leggere per la seconda volta un dattiloscritto. La prima volta che l’avevo letto era stato quasi un anno prima. L’emozione estetica che mi aveva lasciato – per la storia che raccontava e per il modo con il quale l’autrice l’aveva saputa scrivere – era stata così forte che avevo deciso, complici anche i momenti di incertezza alla LINT, di lasciar passare un poco di tempo, prima di riprendere in mano, ed eventualmente pubblicare, quel libro. Fine estate 2002, dunque: il mio futuro alla LINT era già un vicolo cieco, e l’impressione di aver appena riletto un ottimo libro, più che degno di venir pubblicato, mi procurava il dispiacere di non poterlo aiutare a venire al mondo nella mia Casa Editrice. Mi promisi di cercargli un’altra, più ospitale Casa, e decisi che adesso era il momento di conoscere anche di persona l’autrice.

Pochi giorni dopo, sotto casa – al CIRCUS, da Diego e i suoi gentili, ben educati, professionali ragazzi e ragazze – quando la vidi arrivare sapevo che era lei. Margherita nel libro, Francesca in carne (poca) e ossa. Altrettanto indimenticabile, quell’incontro, ma molto più silenzioso.

Quest’anno, a maggio, “Dietro lo specchio”, di Francesca Ietri, è stato pubblicato, con la prefazione di Pino Roveredo, da LAMPI DI STAMPA, del gruppo editoriale Messaggerie Italiane. Novecento copie prenotate prima dell’uscita, un interesse che cresce di bocca in bocca, il famoso tam tam fra lettori che nessuna tecnica di marketing sa inventare. Francesca lo aveva scritto, per amore e necessità, a 23 anni. Oggi, laurea in medicina e amore in tasca, ripassa il suo buon francese.

Quel che più mi piace, mi incuriosisce e intenerisce di loro due è la loro specialissima normalità. Sia Pino sia Francesca non volevano fare gli scrittori. In qualche modo non sono, nemmeno adesso, ‘scrittori’.

Le loro sono storie per curarsi, e dunque sono Storie che Curano.

Le persone, i luoghi, i respiri delle cose: nei loro libri anche le righe e gli spazi bianchi hanno l’odore della realtà.

Che sia la storia di una madre che non può accettare di perdere il figlio, o quella di una figlia che non può fare a meno dell’amore di sua madre, quel che conta in “CARACREATURA” come in “DIETRO LO SPECCHIO” è la sincerità, l’immedesimazione. L’assoluta ordinarietà delle vicende raccontate, e la loro assoluta, personale individualità, fanno dei loro diversi romanzi, e delle loro differenti vite, una coppia speculare. Da leggere per andare dietro lo specchio, e trovare la caracreatura che è in noi, che è chiunque altro.

Libri come questi, per lettori accurati e attenti al mondo piccolo quanto a quello grande – i lettori di Konrad, per esempio – , sono preziose, autentiche parentesi nel rumoroso contesto globalizzato che ci confonde. Buone letture.

2 pensieri su “Pino Roveredo, Francesca Ietri e il Signor Bao.

  1. luciano / il ringhio di idefix

    Parlare di Pino Roveredo e dire banalità è molto molto facile e così devo stare attento molto attento. Fiandra che lo conosce da tanto tempo e per di più è stato il suo primo editore è abbastanza corazzato per dribblare questo rischio, ma tutti gli altri…Attenzione, massima attenzione.
    Quando si scrive o si dice di Pino Roveredo, la retorica è in agguato talmente infida, che è meglio procedere con i piedi di piombo. E allora preferisco raccontare un piccolo episodio. Quando un paio d’anni fa vinse il premio Campiello con MANDAMI A DIRE, gli telefonai il giorno dopo e con lui fui sincero (d’altra parte detesto l’insincerità, che nella vita è un boomerang). Così per prima cosa gl feci le congratulazioni e gli dissi che ero contento, ma poi ammisi che ero invidioso, sinceramente e onestamente e apertamente invidioso. Lui si mise a ridere.
    Pino sa che c’è invidia e invidia, quella insana che marcisce le anime, ma anche quella allegra che fa godere del successo di chi se lo merita. E lui è uno che se lo merita. Però questa seconda invidia fa anche ammettere: “ciò, muli, vardè che non me dispiasessi miga vinzerlo anca mì, ‘sto Campiel”

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  2. habanera

    Bao, riportando questo pezzo su Nonblog ho inserito la foto di te e Cristiana che ho trovato qui a fianco. Trattandosi di una foto personale vorrei essere sicura di avere il tuo permesso.
    Se hai qualcosa in contrario avvertimi e la cambio subito.

    Un caro saluto
    habanera

    Rispondi

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