Insallah Madona, insallah – di Miljenko Jergovic: maternità

Maternità, originally uploaded by longlegs_pic.

 

Deve essere la settimana della mamma, questa.

Pensieri di Liliana, la mia – in foto – mi colgono mentre parlo con Dora, mia sorella, la mamma di Benny, David e Sara

E poi quella fintavera del libro di Margot-Francesca, la madre di caracreatura-roveredo, Luciana, la mamma di Chiara Maucci, quella di RS, Nora…

Un coro di madri, una filamadre. Vive, morte l’altro giorno, vive ma morte, morte ma vive.

E una filafigliefiglie, davanti e dietro.

Miljenko Jergovic, al primo dei suoi formidabili racconti-romanzo di “Inshallah, Madona, Inshallah” (Scheiwiller) – magnificamente curati da Ljiljana Avirovic – scrive che ci sono cose che le donne ignorano, e cose che le mamme non possono non conoscere. La potenza narrativa di uno degli scrittori meglio tradotti e meno letti d’Italia, il barbuto Jergovic, sembra non venir consumata dalla voracità con cui mangia digerisce sputa e caca parole.

jergovic.jpg

Poesia, prosa, invettiva, canto, elegia, racconto, romanzo, epistola, commedia, dramma, canzonetta… ogni sua riga sembra riassumerlo. Da quelle memorabili “Marlboro di Sarajevo” in poi ogni sua prova lo contiene e supera, e con una naturalezza che fa dimenticare – proprio come sa fare l’acrobata volante o il prestidigiatore – la difficoltà del tentativo.

Qui lo spunto sono canzoni, ballate. Andate a leggere da lui la definizione esatta, io mi rifiuto di impoverire ulteriormente con la mia prosa la sua. Ogni racconto è un tassello, e tutto il puzzle rivela un quadro che è e non è lo stesso che i diversi tasselli evocano. Le donne, gli uomini, i cani e le puzze; le preghiere, le disillusioni, le attese, i ritardi eterni. La parola di dio e quella delle genti, giustapposte. La profondità dell’oceano, la volatilità della goccia. E’ un’attraversata, la sua, più che un viaggio per terra. Con noi che leggiamo prigionieri della sua volontà di farci dimenticare, provandoli, i pericoli dei suoi amati, amati, amati personaggi. Tre volte amati, e dunque rispettati, come sempre dovrebbe essere, e raramente è, nella parte di vita fuori dalla poesia, dalla letteratura.

Le pagine si accumulano, il ricordo si sostituisce al ricordo: il cuore rallenta la testa cammina, come nella struggente poecanzonetta di Fabrizio de Andrè, quella dalle molte perle, quella dove si canta ( chi può, chi sa cantarla…) “…chi sa di raccogliere in bocca /il punto /di vista di Dio

Che peccato, Fabrizio, che tu non abbia messo la tua musica alla musica di Miljenko.

Meglio di chiunque lo avresti saputo fare, che peccato.

E ce ne sarebbe proprio bisogno, sai? Se un tuo CD facesse conoscere l’opera di Jergovic, certi pregiudizi (pro e contro), certe stupidaggini, certe inesattezze a proposito di Balcani, Musulmani, Serbi, Croati… forse sarebbero equilibrate, e trasformate, non certo in Verità, ma in conoscenza.

Indiferente!

Portatevi sotto l’ombra di un albero fronzuto questo tomo da 450 pagine fitte. Gustatelo piano, anche se vi sarà difficile. Il fiume Mjlienko è un duro padrone. Se entri nella sua corrente ti porta via con sé. Alla foce, in mare aperto ma non ancora del tutto dolce, ti parrà di sentire cantare. Non respingere, se capita, la voce che senti nell’aria. E’ tutto vero: è tutto finto.

A tutte le mie, a tutte le vostre, a quelle che respirano o no. A tutte le mamme: “Ehi, ma’! Guarda: senza maniiiiiiiiiiii”

A tutte le figlie: vi amo.

2 pensieri su “Insallah Madona, insallah – di Miljenko Jergovic: maternità

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