Fai di te la notte, di Giorgio Scianna

scianna_200.jpg

Profumo di capolavoro.

Questa devo prenderla larga.

Devo avvicinarmi come fosse una terra dove tutto è mobile, non solo la sabbia.

Mi ci vorrà onestà, poi verrà il coraggio, poi…

DISCLAIMER numero uno

Mio padre si chiama Sergio, è nato nel 1923.
Al Bar-Mitzvah ho salmodiato l’intera parascià.
Mia madre si chiama Liliana Fiandra.
Mio padre si chiama Sergio Fiandra.

Non erano parenti, prima di sposarsi, il 6 gennaio del 1952.
Si erano conosciuti pochi anni prima, grazie alla Juventus e a Purim, a Venezia.
Quando lei si presentò disse: Piacere, Fiandra.
Lui rispose: No, la guardi, Fiandra me ciamo mi!

A scuola, per anni, ho dovuto spiegare che non mi sbagliavo, quando mi veniva chiesto il nome ‘da signorina’ di mia mamma.

Da sempre, e ancora di più da quando sono morti – lei nel 1967, lui nel 1992 – di cancro entrambi, ho sempre pensato che la sola cosa che potevo dire di me, senza mentire, è che sono il più Fiandra dei Fiandra.

Mio padre – pellicciaio e studioso, socialista, partigiano, uomo libero – leggeva di tutto, la sera dopo il lavoro, e mai lo ho visto meno che contento, quando leggeva.

La sua passione era la storia. Diceva che nella storia c’era la geografia. Quando Cristiana ed io siamo andati negli Stati Uniti d’America, l’estate del 1977, lui – che non era mai stato neanche in Yugoslavia – sapeva di Wyoming e Nevada più di quasi tutti quelli cui ho parlato, a Pocatello o Lake Tahoe. I suoi atlanti geografici sono incunaboli.

Quando si mise in testa di sapere da dove, esattamente, veniva, si fermò solo quando arrivò al 1492, quando seppe che la famiglia degli Aboaf fuggì dalla Sefardia per trovare riparo in Fiandra, di cui prese il nome una piccola parte.

Parlava parecchio. Cambiava idea ogni giorno. Era coerente, ogni istante, con se stesso.
Ho discusso, ho ringhiato, ho maledetto, ho giocato con lui fino all’ultimo.

Andava in Beth A Knesseth quasi solo per Kippur, e ci stava tutto il giorno.

Lui mi ha parlato di Baruch Spinoza prima ancora che io ne sapessi pronunciare il nome.

Quando allargai le cinque dita della mia mano destra, e distesa così la misi sotto la sua schiena adagiata sul letto – per sollevare i suoi 35 ultimi chili, e baciarlo recitando il Kiddush, una domenica in cui la Juve aveva perso – allora, in quell’esatto momento, ho avuto la netta sensazione della totalità del presente, e della sua inafferrabilità.

Quella notte, in sogno, abbiamo fatto l’amore.

DISCLAIMER numero due

Sarà pur vero che “tre calci d’angolo non fanno un rigore”, come invece si sosteneva ai tempi in cui giocavamo a calcio nei campetti di Sant’Andrea.

Né che “tre indizi fanno una prova”, come certe fiction de noantri hanno raccontato.

Ma bisogna chiamarsi Adam per dire qualcosa di esatto sul Tradimento?

Di Adam Zagajewsky ho già scritto qualcosa qui , e non è abbastanza.

Di Adam Kasev adesso trascrivo i versi che il libro di cui già vi sto parlando anche se non sembra porta in esergo:

Non c’è fedeltà che nel tradimento.
Nascondi la chiave nel buio
e fai di te la notte.

Una recensione per allusioni e frammenti.

“Fai di te la notte” è il titolo del libro che Giorgio Scianna, pavese quarantatreenne, ha pubblicato per Einaudi.

La sua esattezza, le sue ambiguità; la sua lingua mossa; la storia dentro la storia che racconta; il punto di vista, i controcampi, i flash on e flash back; le allusioni letterarie mai rivelate; la circolarità; la rappresentazione dei sentimenti in una stessa persona contrastanti; le facce e i gesti descritti; le gare di nuoto, i referti, i messaggi cancellati; i rallenties alla moviola e i puntini di sospensione nelle righe; gli indizi, i sorrisi, le parole al sonno…

Lo ripeto: profumo di capolavoro.

Anche se non mi chiamassi Fiandra

(continua)

Continuo, il mattino del primo giugno, dopo aver ben non riletto.

DISCLAIMER numero tre

Capisco che tutto quello che ho scritto là sopra potrà esser inteso solo da chi ha già letto il libro.

I fatti e le interpretazioni della vita della famiglia Fiandra-Fiandra-Fiandra alludono, con varianti, a quelli della famiglia di papà Giò-Sergio-Clara e figli.

Dunque anche lo stesso autore, Giorgio Scianna, cui va il mio ringraziamento personale, prima ancora dei complimenti, potrebbe fraintendere la mia emozionante immedisimazione.

E proprio oggi di questo scrive la mia amica Clelia, qui, dal numero 322 al 324 del suo formidabile e sommesso diario privato e letterario:

( Ti prego, Clelia, fai girare la voce di questo notevolissimo libro, mettila nel tuo motore… )

Una recensione per statements e domande.

Ciò che “Fai di te la notte” racconta è il racconto di un’immedesimazione, appunto: ed è per questa ragione che la mia personale, fiandresca immedesimazione – doppia come il “Doppio Sogno” ( Traumnovelle ) di Arthur Schnitzler, e doppia al quadrato, come in “Eyes Wide Shut” di Stanley Kubrick – può non esser fuorviante anche per chi non è Valerio Fiandra.

Cosa vuol dire tradire, tradirsi?

Trad-imento e Trad-izione sono parole doppie ma simili?

Si resta quel che si è anche (solo?) dopo non esserlo più?

Chi può raccontare meglio una storia di appartenenza se non l’esule?

C’è, a questo propopsito, nella storia occidentale, un caso più rappresentativo di quello dei Marrani, dei Conversos, degli Ebrei non più Ebrei, e dunque piùchemai Ebrei?

C’è anche solo UNA storia d’amore che non sia una storia di tradimento?


Non ho che frammenti di risposte, impermanenti e confuse.

Mi sono esercitato, e ho anche trovato qualcosa, nell’articolo su “TRADIMENTO”, di Adam Zagajewsky, e anche qui:

Continuerò, in pubblico e in privato, a farlo.

Ora lascio ai lettori – che spero siano soprattutto attenti, e anche non pochi – il piacere e la sfida che ho cercato di lanciare loro.

Se avranno da dire qualcosa, li invito a commentare qui, e li ringrazio sin d’ora.

Nota di Bao (NdB) : la mia incuria ha perduto i due commenti ricevuti: Olgivanna e Amico, puoi rimandarli? Grazie.

8 pensieri su “Fai di te la notte, di Giorgio Scianna

  1. olgivanna

    Irripetibili onde dell’emozione.

    Fantastica la risonanza fra tradimento e tradizione. continuo però a saperne troppo poco. forse investighiamo, oltre a ciò che amiamo di più, quello che più ci fa impressione.

    Rispondi
  2. Pingback: ~ Numerabile ~ » Blog Archive » Fai di te la notte (ancora una volta)

  3. Pingback: Giallo su Giallo, di Gianni Mura: il postesto perfetto « a vànvera

  4. Gloria

    Sergio Fiandra era un mio zio o cugino, pelliccere vicino a Trieste, non ricordo bene adesso. Mia madre si chiamava Liliana Fiandra. Io sono Gloria M., la prima delle 3. Vi abbraccio con piacere e auguro Serene Festivita’.

    Rispondi

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...