FEST mixture ( chi decide cosa? )

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“Decido io, decidi tu”.

Domenica 20 maggio, ultimo giorno di FEST, sala del Revoltella gremita, riprese video assicurate dal boss di rvnet.eu in person.

Giancarlo Sturloni, giovane-competente-sobrio, introduce con chiarezza i temi e i limiti dell’argomento. Ammirevole soprattutto come fa chiarezza su un punto che a me pare importante sottolineare, in una comunità di scienziati ( non tutti giovani, non tutti DAVVERO committed alle modalità ‘dare and share’ oggi indispensabili ) : non è che ‘gli altri’, là fuori, “non capiscono”.

E’ che hanno in mente un diverso modo di vivere, di sviluppo, di priorità.

Per i migliori, secondo me, è proprio così, ed è con loro che si deve parlare.

Altri, la maggioranza – temo – sono eterodiretti e strumentalizzati.

In buona fede, si dice. Ecco, c’è qualcosa di peggio, quando si tratta di problemi seri e risolvibili razionalmente, della buona fede?

Gli interventi di Steve Miller hanno il pregio di una lingua che è sostanza. Inglese, vero inglese! Non un dialetto di qualche …shire, o giappoinglisch, Clouseauanglisc, Allenenglish.

Racconta le esperienze, lascia al pubblico le conclusioni. A Londra – dice – il ruolo della comunicazione fra scienza e società è centrale. E un “duty” dello scienziato, al pari della sua capacità di ricercare. Presunzione di apertura, che non è il titolo di un legal thriller alla Turow, è il concetto chiave: apertura verso e dalla società. Proprio come in Italia, pensiamo in molti…

La domanda – sostiene Miller – è COME vogliamo vivere?”

Tocca al concreto, suadente nei toni quanto fermo nelle posizioni Umberto Bottazzini, prendere la parola dopo Miller.

Preso atto delle distanze, senza masochismi però ( ed è una nota di merito: spesso sento parlare male di sè gente che ritiene responsabile di ogni vergogna tutti, tranne se stesso…: ipocrisia o stupidità ? Questa è la domanda… ) , Bottazzini ci racconta del Dottorato Scienza e Società (università di Milano e SISSA). Ci ricorda che, se il vecchio modello di comunicazione scientifica è fallito, in Italia, uno nuovo che funzioni ancora non c’è. Parla di istruzione primaria e secondaria, fa notare che anche il governo Prodi non è che… Richiama infine alle ‘piccole’ quotidiane responsabilità che ciascuno ha.

Pietro Greco è un giornalista. Ma bravo, però. Fa una cronaca, piena di eloquenti numeri, sullo stato dell’arte in materia di comunicazione scientifica. Dice cose semplici e vere su Trieste, i debiti di riconoscenza che la città di oggi ha con gli scienziati che ci hanno creduto già molti anni fa. Poi, con dati secchi – una volta chiarito che “il pianeta è il common playground” – ci fa riflettere su Asia, Europa fra investimenti e approcci diversi al problema. Mette a fuoco i lemmi “Conoscenza” – “Diseguaglianza” – “Ricchezza” – “Povertà”.

E introduce il tema della responsabilità dirette degli scienzati. Se il modello ‘elitario’ non è più praticabile – ricorda – quello ‘democratico’ non è senza difetti.

E comunque è difficile applicarlo senza correre il rischio di restare immobili – penso io – riandando a quella cosiddetta canzonetta dei grandissimi “DEVO” – che da Akron, Ohio, già negli anni 8o ammonivano: “…freedom of choice is what you want, freedom from choice is what you get!”

Va a concludere così, il giornalista Pietro Greco, in quello che – in retrospettiva – a me è parso l’intervento a più alto tasso di comunicabilità scientifica di tutto il FEST 07: con il concetto di CITTADINANZA SCIENTIFICA. Che, in quattro e chiari punti programmatici da soddisfare – sapere cosa sta succedendo / fare in modo che le conoscenze servano a tutti / condivisione delle responsabilità e delle opportunità di ricerca fra politica-economia e società / sviluppo individuale attraverso la conoscenza – traccia il circolo virtuoso da realizzare.

Davvero bravo. Grazie, signor Greco: lei è uomo con i baffi!

A Francesco Lescai – giovane turco ( nel senso cinematografico e rodstewartiano del termine ) e anfibio sin dall’aspetto fisico ( faccia-sguardo da ragazzo – denti-parole aguzze da lupo ) – il ruolo di disturbatore della sessione. Disturba ma incalza, sul piano del rinnovamento – di età e di metodi – con la rivendicazione di spazi e tempi che premino e non puniscano i precari del mondo scientificoitaliano.

” Di cose reali voglio parlare “ – esordisce, e l’imbarazzo che mi par di leggere in qualche volto / l’attenzione che suscita in altri, fino ad adesso dormienti, rivelano che ha toccato sul vivo.

E via con un intervento ‘politico’, dove le parole più udite sono state : democrazia, delega, ricambio, scenari possibili, decisioni, cittadini, consenso.

Le sue parole – parte esplicita di un “manifesto degli Anfibi” che annuncia prossimamente in RETE ( se Lescai leggesse queste righe baotzeobiche è pregato di inviarmi il link al sito giusto ) – finiscono per articolare una proposta di intervento un tantino troppo ‘alta’ per esser colta ( a mio parere, ovvio… ), ma condivisibile nel suo spirito.

Le domande del pubblico – costante della qualità d’ascolto del FEST – sono centrate, e mettono Miller, Bottazzini, Lescai e Greco nella difficoltà adatta per non evadere, nelle risposte, alle loro responsabilità.
Che è anche la parola con cui riassume il vs. ‘fezionatissimo Sior Bao la mattinata intera. Il “Principio Responsabilità” non è filosofia da scaffale, o è prassi o non è!!!

Quando l’ottimo Sturloni chiude i lavori è già ora di pranzo, ma nessuno se ne era reso conto, fino ad allora…

2 pensieri su “FEST mixture ( chi decide cosa? )

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