NOVA 24: Luca De Biase e Trieste ‘Città Illuminata’ (FEST primo giorno, parte seconda)

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Bela nòva! – dicono a Trieste quando qualcuno ti da una notizia già nota, quasi scontata – ma te la presenta come fosse una breaking new

Nei nostri witz, come è ovvio, c’è un po’ di autoironia e molta disillusione. Troppe ne abbiamo sentite, dice l’anima popolare di Trieste, per crederci ancòra…

E da qui al famigerato nosepol, il passo è breve.

Una classe dirigente – che assai poco ha diretto, e molto ha impedito – ha secondo me sfruttato abilmente le effettive ‘dimenticanze’ di politici e imprenditori ( il corsivo è mio ) bravi a promettere, ma che perdono la memoria quando si tratta di mantenere. A diffondere, con falso rammarico, la regola del nosepol sono stati proprio coloro che non avevano alcun interesse a rinnovare, a movimentare, a perdere ruoli, danari e poteri che avevano ereditato o acquistato per meriti impropri. Mah, sarebbe una roba lunga, magàri un’altra volta…

All’incontro organizzato dal supplemento giovenale del SOLE 24 ORE, NOVA – un foglio che comprano ogni giovedì il 15% di persone in più degli altri giorni feriali, come del resto altri fanno per il DOMENICALE, unica riserva culturale rimasta nel panorama giornalistico italiano per quanto riguarda i quotidiani – le bele nove non sono mancate, e forse qualcosa sta cambiando in meglio.

Dopo una breve introduzione di Luca De Biase – in piedi, total black look, occhi buoni, barba sale pepe di tre giorni – parte un video su Trento, già visitata dal progetto “Città Illuminata”.

Sorrisi in platea: per un bel numero di connazionali ( un sondaggio di non molti anni fa lo aveva provato ), Trieste e Trento sono vicine, per altri sono unite da un ponte…

C’è poco da ridere, la cosa meriterebbe un approfondimento. Non ora, non qui. MA ricordo che Fabio Amodeo, giornalista e studioso di fotografia, aveva scritto una roba, bella assai, al proposito.

Sergio Arzeni, OCSE, la prende da lontano e un po troppo istituzionale per i miei gusti, ma mette a fuoco lo scenario della città, da 20 anni a oggi.

Barbara Franchin, red-passionate girl, parla di EVE, di ITS, delle sue creature famose nel mondo, e poco a Trieste. Andrà lontano. Restando a Trieste, io vorrei.

Stefano Fantoni, gran capo della SISSA ( una delle delle poche Università Italiane nella Classifica delle Migliori al Mondo, e organizzatore di FEST ), nel suo tosco-triestino quieto e netto spiega le sue visioni, le sue prospettive, le sue problematicità. E’ uno scienziato di questi tempi, sa cosa vuol dire Mercato, sa che la Ricerca è la Ricerca è la Ricerca.

Carlo Rizzuto, il GranMogol di SINCROTRONE, illumina davvero. Spiega con metefore semplici cosa è cosa fa cosa farà e perchè lo farà, la sua “lampadina”. E dice che quel che ci vuole è la competizione, la qualità, la passione e la ragione. Veramente lui dice soltanto che quel che ci vuole è un bel ” a kick in the ass “ della città: grande! ( resta da trovare sia il culo di Trieste sia chi glielo saprà dare, il bel calcio.. ) .

Pierluigi Sacco, Università di Venezia, con testa e parole lucide, traccia il come e il perchè dei DISTRETTI CULTURALI EVOLUTI. Mi pare abbia idee e capacità di trasmetterle. Sarebbe bello lavorasse con le istituzioni triestine. Vedo la signora Bassa Poropat, presidente della provincia – eleganissima in total white – annuire e commentare favorevolmente: speriamo…

Nadio Delai, ex CENSIS, RAI, FFSS, ora consulente in proprio, in un italiano fra il trentino e il bolognese rammenta a tutti le ragioni dei fatti. Non c’è scampo, nelle sue parole, per chi non sa decidere. Chiama all’appello la Classe Dirigente, se c’è. Chiama alla responsabilità del governare, del rischiare, del mettersi in gioco.

Roberto Cosolini, Assessore Regionale al Lavoro e papà di FEST, un tipo tosto – come lo definisce, dopo, LUCA DE BIASE sul suo blog – la prende di petto. Se il segnale del coraggio di sfidare le resistenze di chi vive di rendite di posizione è misurabile, dice, bene: leggete alcuni giornali e vedrete che siamo sulla strada giusta. Poi cita le leggi e le azioni di governo del suo assessorato, e le linee guida della Presidenza Illy. E osa perfino affermare che sarebbe il caso di smetterla con le Operette, per le strade e le aziende di Trieste almeno, se non anche a teatro…

Poi le domande e le risposte, i commenti e le provocazioni del conduttore. Si fa tardi. La signora Cheng – una cinese tanto mite a vederla quanto tosta a sentirla parlare ( cosa deve essere quando lavora non oso nemmeno immaginarlo ) – aspetta pazientemente il suo turno, per la sessione successiva di questa bella FEST.

C’è ancora solo il tempo di giocare con le parole: luce, ass, innovazione, vitalità, coraggio fra i tags più citati.

Ma qui è già De Kerkhove, di cui il vs. ‘fezionatissimo Baotzebao dirà in altro post, sempre qua su a vànvera, prima o poi…

Bèle Nòve, oooh yes!

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