G8, Trieste e la Fine del Mondo (as we know it)

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Per allusioni, molto più che per spiegazioni, è possibile far almeno percepire, ma talvolta perfino comprendere dove va il mondo, dove siamo e dove stiamo andando, o “Dove andiamo stando? ” – come chiese molti anni fa il piccolo Michele al suo papà, il giornalista Paolo Rumiz.

E chissà che quell’espressione un po’ così che ha Rumiz, e la sua insopprimibile necessità di viaggiare – prima a piedi, poi in bicicletta, treno, Topolino, e il prossimo non lo so: visto il tema storico sarà a dorso d’elefante? – non siano la risposta a quella fantastica, perfetta ‘domanda sbagliata’.

Indifferente.

Di questi giorni, qui dove sono i miei piedi, a Trieste, si parla molto (più del solito) di “dove va il mondo” (anche se per Mondo c’è chi intende Trieste, o anche ‘Casa Mia’). Boh.

Sarà che oggi cominciano le giornate del G8 ( rvnet.eu la web tv cui collaboro aggiorna in diretta su twitter e seguirà tutta la manifestazione: http://www.rvnet.eu/G8Forum ) .

Il Forum è tematico, e che tema! : G8 UNESCO World Forum on Education, Research and Innovation.

E così – motivato anche da alcune private riflessioni, scaturite da recenti incomprensioni, chiamiamole così, con gente che stimo ma che, dicendosi progressista si comporta da conservatore – finisce che vado a capitare su un bel blog e – nel linguaggio che mi è più congeniale, quello delle parole dei libri – capisco forse qualcosa in più di me, di come la vedo e penso e sento.

Leggendo infatti il post 248, al Mondo ed alle sue vie dedicato, (nove maggio zerosette, http://akatalepsia.blogspot.com/) di “akatalēpsía”, il blog accurato ed elegante della signora Clelia Mazzini, mi è venuto in mente un libro uscito qualche anno fa, “Gli ultimi giorni dell’editoria”, di Tom Engelhardt (edizioni Sylvestre Bonnard 2004 ).

Pressoché inosservato – fatta eccezione per I cosìAddetti Ai Lavori – è invece un buon libro, ed è adattissimo a porsi come possibile risposta alla questione sollevata in “akatalēpsía”.

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Raccontando l’editoria nord-americana globalizzata, Tom Engelhardt – che dopo la fuoriuscita dal dorato mondo del publishing, è diventato un signor giornalista e columnist, con tanto di frequentatissimo sito web ( http://www.tomdispatch.com/ ) – ritrae, sì, i suoi personaggi sul fondale del mondo dei libri, degli agenti letterari, dei diritti d’autore, delle concentrazioni editoriali e del marketing, ma in realtà ci rappresenta, per allusione, proprio questo nostro mondo liquido, anestetiticizzato e cosmeticizzato, che molti di noi non riconoscono più. Un mondo il cui esito da katastrophè forse intuiamo tanto bene da non poter che esserne spaventati e preoccupati.

Ma “Gli ultimi giorni dell’editoria” funziona perchè è anche una storia d’amore, ed ecco il punto cui voglio arrivare.

Per far comprendere al lettore comune, che nulla sa del lavoro editoriale, la Fine del Mondo (dell’Editoria) , l’autore racconta la personalissima – e comunissima – crisi e rinascita del protagonista, alle prese con le solite, e tuttavia mai esaurite intermittenze del cuore.

E così – partendo dalla Pompei cui allude sin dal titolo ( che cita quello di Edward Bulwer Lytton “Gli ultimi giorni di Pompei”, edito in Italia da Rizzoli ) e passando per grattacieli, sale riunioni, musei, redazioni, autobiografie americane o giapponesi, bombe atomiche e ristoranti vietnamiti newyorkesi – quel che ci resta appiccicata addosso è la sensazione di una trasformazione in atto, ma così in atto da precludere ogni spiegazione, ma accessibile per allusione.

Le spiegazioni sembrano solide e rassicuranti, mentre le allusioni sono materia volatile, impermanente: sono spray.

Ma in quel momento, in quel preciso e sospeso momento in cui le le vediamo, e ne sentiamo l’odore, il gusto, la fisicità ed il suono, allora percepiamo, intuiamo e infine comprendiamo qualcosa che nessuna spiegazione sociologica, razionale o scientifica può del tutto ben comunicare.

E se vi par poco…

Aggiornamento: anche qui: https://baotzebao.wordpress.com/2007/05/12/g8-unesco-a-trieste-non-conoscere-per-far-decidere-di-no/

2 pensieri su “G8, Trieste e la Fine del Mondo (as we know it)

  1. Clelia Mazzini

    Caro Valerio, grazie per la menzione e, soprattutto, per l’interessante contenuto del tuo post. In effetti la cosiddetta “fine” non ha un modo univoco di manifestarsi. Diciamo che all’inizio possono apparire vari indizi, fra di essi alcuni sono “annunci” veri e propri, altri invece sono solo dei diversivi. Sta a noi “decrittare”, fra la ridda di rumori, voci e urla che sempre accompagnano un “periodo di confine”, come e dove ci porteranno i “segni reali”. Se avremo la capacità di farlo, anche il trapasso da un’era all’altra risulterà meno indolore. Stiamo parlando di pure ipotesi, è chiaro. Ma nella vita servono anche quelle.
    Comunque, a parte le varie sensibilità, credo tu abbia ragione e che il volume che menzioni si collochi perfettamente nell’alveo di quel percorso di finis historiae (o, peggio ancora, di cupio dissolvi) di cui insieme abbiamo parlato (e di cui, credo e spero, parleremo ancora).

    Un saluto, Clelia

    Rispondi
  2. Pingback: G8-UNESCO a Trieste : (non) conoscere per (far) decidere (di no) « a vànvera

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