“Tradimento”, di Adam Zagajewsky: elogio della condizione (più) umana.

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Il numero due presiede a questo libro: in senso stretto allude al confronto, al dialogo, al paradosso; in quello esteso rimanda al plurale, al molteplice, al prismatico.

Chi fosse giunto fino a qui poichè cercava in Rete qualcosa per soddisfare la sua ricerca di conforto o di comportamento ( perchè è stato/a tradito/a ) sappia che è arrivato al posto giusto: non modalità di consolazione, però, o strategie di vendetta troverà qui, bensì esercizi di ammirazione per la condizione umana più comune.

Parte dalle “due città” e arriva ad “innocenza ed esperienza” il percorso che il poeta polacco traccia, lungo l’arco della propria vita, divisa fra influenza della Storia e liberazione individuale attraverso le arti. Nel primo, il testo che apre e caratterizza l’intero libro, l’infanzia e la gioventù di Adam sono lo spunto per un confronto già evidente fra una prima coppia di opposti inganni: ieri e oggi. Nell’ultimo, vera e propria ‘summa laica’ dell’intera sua opera, Zagajewsky rovescia l’abitudine di considerare cronologicamente i due termini: prima viene l’innocenza, si dice comunemente, poi l’esperienza. No, replica lui: ogni ‘sapere’, nessuno escluso, cade in pezzi davanti alla realtà (par di sentir echeggiare Leopardi). Dunque la sola vera innocenza sarà posibile dopo l’esperienza, poichè sarà da essa temperata, sarà “più ricca d’esperienza, più povera di fiducia”. Per AZ ( che ne dite, eh, di questo altro, simbolico-allusivo testa-coda?) “comprendiamo qualcosa per un istante e poi lo tradiamo, quell’attimo”. Nasce però da questa matura constatazione lo sguardo da adulti sul mondo (quello ‘piccolo’ del quotidiano, come quello ‘maggiore’ delle questioni storico-fliosofiche) che ci libera dall’oscurità, o dall’abbaglianento.

La poesia – che è figlia di Estasi e Ironia ( dell’abbraccio incondizionato e del distacco meditato ) , serve alla com-prensione: leggerla è di pochi ma sarebbe d’aiuto a tutti, dice in poche righe a pagina 226, in uno stile asciutto e sommesso. Va a questo punto detto che è il linguaggio di AZ a ponteggiare le sue analisi. Lunghi o brevi che siano, i voli della mente cui invitano le sue parole, sono ben sorretti da piloni stabili, e abbelliti da uno stile pulito ma splendente. Ti pare di attraverare i suoi testi come passeggiassi in un giardino all’italiana, tanto ben proporzionato ed esatto nella sua architettura complessiva quanto fiorito nelle sue parti minute.

Libro per lettori lenti, “Tradimento” è particolarmente indicato per i giovani (e meno giovani) aspiranti scrittori: le incertezze, le infedeltà, le insicurezze di AZ risaltano, e sono feconde pillole per chi avesse della scrittura un idea romantica. In particolare i libri e gli autori di cui si dice sono visti nelle debolezze, nei rimpianti, negli scarti. E la sintesi fra le loro vite ‘pubbliche’ e la loro vita segreta è rivelatrice di una competenza diretta in cui l’amarezza per l’incapacità (l’impossibilità?) di essere sinceri è compensata da una pietas sincera e generosa. La umile e orgogliosa lettera di un piccolo popolo a dio, il tradimento del poeta compromesso, le passeggiate ‘a perdersi’ di Cracovia o Parigi, i ritratti di Junger, Benn, Stendhal, Lèautaud: ogni pezzo è un tassello atto alla costruzione dell’incerta e nitida visione di Zagajewsky: la poesia è imperfetta, dunque porta vicino al vero: la vita è tradimento, dunque amiamoci davvero, sapendolo.

3 pensieri su ““Tradimento”, di Adam Zagajewsky: elogio della condizione (più) umana.

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  3. Antonia de Musso

    Complimenti a Giorgio Scianna che mi ha saputo sorprendere, emozionare, incuriosire e conoscere un’altro pezzo di storia di un popolo incredibile come quello ebraico.
    Complimenti per avermi riportata quasi fisicamente in quella Pavia a me famigliare, facendomi vivere la trama con i personaggi quasi fossimo in un set cinematografico.
    Grazie per avermi fatto fare questa esperienza

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