Guai a morire ricchi ( e a chi non sa ascoltare )

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Ieri pomeriggio siamo stati al Museo Sartorio, qui a Trieste. Appena (ben) ristrutturato, con una nuova e bella sala conferenze dalle grandi vetrate sul giardino fiorito. Christia Leggeri, console onorario di Francia a Trieste, ha organizzato un incontro con Madame Annie Cohen-Solal, ex diplomatica, docente e autrice di biografie ( Paul Nizan, JP Sartre, Leo Castelli – in preparazione ).

Il libro presentato è “Americani per Sempre – I pittori di un mondo nuovo, Parigi 1867 – New York 1948”.

Più notizie sul sito della Casa Editrice JOHAN e LEVI : http://www.johanandlevi.com/

E’ stato un incontro per molti versi stimolante, sul quale forse tornerò dopo averci riflettutto sopra.

Tutta la serata di ieri, però – passata prima a festeggiare con Cristiana trentuno anni insieme, poi a seguire la comoedia tragica del caso telecom su la7 ( e a biasimare me stesso per aver avuto troppo spesso ragione, e poca capacità d’azione, da un trentanni a oggi ), tutta la serata e oltre una frase di Madame Annie Cohen-Solal – sobriamente elegante, collana di coralli poco vistosa quanto molto preziosa su cashmere noir – mi ha accompagnato e protetto, mi ha Valerizzato.

“L’arte, la cultura è il miglior punto di vista per capire la società”, ha detto in un italiano spezzato di spagnolo efficacissimo ( sior james jojce ha spiegato bene i vantaggi e i limiti di parlare in una lingua che non è la propria) . Toucheè.

Così adesso, qui, invece di perdermi in chiacchiere, metto un testo tratto dalle mie “leggerezze e scrivitudini”, datato fine secolo scorso. E’ tutto quanto so e credo a proposito. Ed ha a che fare sia con Volli ( vedi post “fortissimamente Volli” ) che con Telecom, che con le mie inquietudini. Solo le mie?

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(…)

“Ci sono visibili analogie – dissi – fra l’Austria di Haider e Trieste.”

“Certe oscure tentazioni, frutto dell’agonia in cui si sentono entrambe cadute, senza ammetterlo, le elite che le governano, trovano spazio e si insinuano nelle pieghe della storia ormai mutata.

Noi però siamo sul mare, e ciò non è poco. Vedo che lei mi guarda con il sospetto che si merita uno scolaro che osa parlare della materia del maestro. Più ancora, è disprezzo della mia condizione: un intellettuale, uno scrittore. Come può parlare oggettivamente di storia, di politica? No, abbia pazienza, e mi ascolti: io non credo che le parole della poesia possano spiegare il mondo, ma illuminarlo sì. Mi intenda: non una definizione del futuro, né una rivelazione del passato. Uno squarcio di luce istantaneo sul presente, piuttosto.

Una sospensione, addirittura, del tempo. Che non è cosa irreale, sa, più delle previsioni o delle interpretazioni. E’ altra cosa. Guai a seguire i consigli di un poeta, o ad accettare le spiegazioni di uno scrittore al di fuori delle sue parole scritte. Ma non ascoltare la loro voce quando illuminano – usando ovviamente lo strumento del loro mestiere, parola, musica, segno che sia – una realtà necessariamente complicata con il lampo breve della semplicità, beh: è come vincere la lotteria e non andare a ritirare il premio.

Il poeta non sbaglia, perché sa, conosce il luogo delle verità: ambiguità trovi alla fine dell’arcobaleno, non incertezza – badi bene, ambiguità. Dove il vero è sempre smentito, il falso sempre messo in dubbio. Ma non una caduta, non una punizione è questa, piuttosto una conquista, da perdere appena vinta. Dunque ascolti, poi riprenderà la sua lezione.

Così come c’è una Trieste che subisce il fascino dell’arcadia, ce né una che proietta nel futuro le proprie ansie…”

(…)

2 pensieri su “Guai a morire ricchi ( e a chi non sa ascoltare )

  1. ivy phoenix

    ciao sono arrivata qui dal link con gli auguri di pasqua di bora.la, anzi adesso vado a lasciarglieli anche a loro..
    trieste è meravigliosa, asburgica, innovativa, mitteleuropea, sveviana, unico diffetuccio che ti frenano spesso con un “no se pol, no se pol far”
    buona pasqua!!

    Rispondi
  2. Romina

    Volevo lasciare un segno del mio passaggio qui…
    sono d’accordo su tutto, ma soprattutto sul fatto che Trieste, che il fascino dell’arcadia se lo beve tutto eccome, proietti sul futuro le proprie ansie…un pò come una persona, un pò nevrotica, un pò caciarona, un pò con la puzza sotto il naso, eppure sempre ( fin troppo ) naturale.
    Senza poeti saremmo finiti, ma a Trieste anche la poesia ha un retrogusto da arcadia e da futuro immediato.
    Con la speranza di tornare presto, il prima possibile.
    A Trieste,perchè qui è più facile tornare con regolarità.

    Auguri!

    Rispondi

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