Il singolare femminile vànvera, utilizzato solo nella locuzione avverbiale a vànvera, significa “a casaccio, come viene viene” e compare oggi quasi esclusivamente nelle frasi parlare a vànvera e fare le cose a vànvera, “senza riflessione e senza fondamento di realtà”, mentre anticamente, con uso più largo, si diceva anche tirare a vànvera (con l’arco e simili ), cioè “senza mirare”.
Due sono le ipotesi etimologiche: secondo la prima potrebbe derivare dal nome di un gioco (forse di origine spagnola) detto della bambàra; la seconda, invece, riconosce nella locuzione una variante del più antico ma equivalente a fànfera, voce onomatopeica affine al toscano fanfano “chiacchierone, fanfarone”.
Quello in alto a sinistra con la barba credo sia Paolo Goliani, attuale presidente della Commissione Medica Provinciale di Trieste.
Però non escludo del tutto che si tratti di me. E questa incertezza mi sembra del tutto inquietante: sia perchè mi turba l’idea di aver potuto somigliare così tanto al mio ex-compagno di liceo Petrarca (sezione C), sia perchè è l’ennesima conferma di quanto le testimonianze siano inattendibili. E di quante persone siano finite in galera a causa di testimoni oculari, magari in buonissima fede ma completamente in errore.
Io è 24 anni che vedo i miei ex compagni di liceo
http://www.exam83.org
per completezza di informazione
http://baotzebao.wordpress.com/2007/07/02/anche-la-pallavolo-ha-i-suoi-diritti-per-completezza-di-informazione/
compagni di liceo, non ne so nulla…