Certe pagine, certe pagine lette, e quanto dicono o raccontano, dicono di chi le ha lette – se lo sa dire – più di quanto lui/lei possa sappia e voglia dire.
Ti tradiscono, che non solo è umano, molto umano (cfr “Tradimento” di Adam Zagajewsky, anche su a vànvera, ma soprattutto fra le sue pagine… ), ma necessario e benefico.
Dicendo di te qualcosa di più vero di quello che di solito dici, dicono a te, se le sai leggere, chi sei. E sei, e siamo molte più persone di una sola. Doppio Tradimento. Triplo…
Cosi è che chi ben legge, ben si legge.
Chi ti riconosce è il solo che ti conosca davvero.
Vero: se ti riconosci – e puoi – ti conosci davvero, ma questo è proprio e davvero raro e difficile. Tanto. MA possibile.
Può funzionare con “Tex”, fra muli del 54 o un circa.
O con un’allusione a Herbert, fra fan(t)atici.
O un accenno che muove te, e magari solo te, tratto da una riga sola di un solo romanzo svizzero su 4 generazioni di ebrei fortunati.
In quel momento. In quel preciso momento le parole assolvono alla loro più vera e grande e bella ragion d’essere.
Niente resterà frainteso:
nè risentimento nè gratitudine.
Solo riconoscimento e riconoscenza.
E se vi par poco…
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“Ciò di cui si tratta: la cosa.
Uno scrittore che cosa ha da dire di veramente essenziale se non questa cosa? E cerca di dirla, ma senza applicarvisi: questo perchè la cosa si dica da sé, indirettamente. Come se questo dire la proteggesse da se stessa raddoppiando gli accessi: poichè questa cosa, nelle profondità del silenzio, è il segreto dell’ultima parola.”, Edmond Jabès, Il libro dell’ospitalità. E’ pubblicato da Raffaello Cortina, 1991.
bello sentirsi fra fratelli, anzichè i soliti amichevoli ipocritici.