Il singolare femminile vànvera, utilizzato solo nella locuzione avverbiale a vànvera, significa “a casaccio, come viene viene” e compare oggi quasi esclusivamente nelle frasi parlare a vànvera e fare le cose a vànvera, “senza riflessione e senza fondamento di realtà”, mentre anticamente, con uso più largo, si diceva anche tirare a vànvera (con l’arco e simili ), cioè “senza mirare”.
Due sono le ipotesi etimologiche: secondo la prima potrebbe derivare dal nome di un gioco (forse di origine spagnola) detto della bambàra; la seconda, invece, riconosce nella locuzione una variante del più antico ma equivalente a fànfera, voce onomatopeica affine al toscano fanfano “chiacchierone, fanfarone”.
Capperi, mi tocca aspettare ancora un pochino… :-#
Suerte!
f.
Io invece ci sto. Mi sembra un’idea grandiosa
Sfatiamo il mito che gli over 50 non frequentano la grande rete. Anzi, la sanno usare meglio!
Un’ideona potrebbe essere quella di non specificare mai cinquanta cosa… così si ingrosserebbero di molto le fila dell’associazione; io, per esempio, aderirei in nome dei miei più di 50 capelli sul capo, o delle più di 50 cose che ho iniziato e non ho mai portato a termine, nella mia vita…
È un modo come un altro per appoggiare questa simpatica iniziativa, il mio (purtroppo stasera le proposte intelligenti scarseggiano, chiedo venia)
Oddio, mi mancano ancora quindici anni per aderire.
Ma vi sostengo vivamente.
(Il mio papà ha appena scoperto la posta elettronica e mi scrive tutti i giorni. Scommetto che fra pochi mesi vi raggiungerà
)
Uffa che tristezza, i commenti dei giovani mi sembrano quelli di ultrasessantenni. Sarà perchè vivono a Trieste?
yes